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Enfermedad de Meniere

La enfermedad de Meniere (enfermedad de Meniere) es una enfermedad del oído interno, que se caracteriza por ataques de vértigo, pérdida de la audición y sonidos fantasmas (tinnitus, "zumbido en los oídos"). Si estos tres síntomas ocurren juntos, hablamos del Triásico de Menière. Las causas de la enfermedad de Meniere son desconocidas. Existen algunos métodos de tratamiento que pueden influir favorablemente en el curso de la enfermedad, pero a veces son controvertidos.

La enfermedad generalmente ocurre entre los 40 y 60 años de vida y afecta a las mujeres un poco más a menudo que los hombres.

El nombre se remonta al especialista en oído francés Prosper Menière (París, 1799-1862), quien describió por primera vez los síntomas en 1861 y se los asignó al oído interno (con órgano de la audición y el equilibrio).

Personalidad del paciente Meniere

Debido a que el micro-metabolismo en el oído interno es muy complejo y bajo la influencia del sistema nervioso autónomo, el estrés y el estrés mental se mencionan repetidamente como posibles factores contribuyentes o desencadenantes. Esto coincide con la imagen de la personalidad frecuentemente observada del paciente Meniere, que a menudo se caracteriza por una tendencia a la ambición y el perfeccionismo, es decir, el riesgo de someterse a una presión excesiva.

Terapia

Betahistidine y anticoagulantes como Ginkgoflavonids se utilizan a menudo para la microcirculación vestibular.

Para el marco del estrés mental se pueden utilizar sedantes o sedantes suaves o suplementos basados en el aminoácido L-triptófano que se metaboliza en serotonina y luego en melatonina. La serotonina tiene un efecto calmante y la melatonina promueve

 

 

Catarro Mucolytic - Antiedemigenous Rino and Befaroplastica

La serratiopeptidasa es la enzima del gusano de seda que se produce con la ayuda de una bacteria intestinal. La oruga se beneficia de esta llamada "proteasa", es decir, una enzima que descompone la enzima. Le permite disolverse y volar lejos del capullo en el que está atrapado. La Serratiopeptidasa tiene muchos efectos beneficiosos para los humanos ya que elimina el tejido muerto y los depósitos dañinos de forma natural. Otra enzima proteolítica es Bromelina extraída del tallo de ananas comosus.

La Serratiopeptidasa y Bromelina se han utilizado con éxito en Europa y Asia durante más de 30 años.

Estas enzimas proteolíticas muestran efectos en varios niveles:

  • la enzima descompone bradikinin, que está altamente involucrado en reacciones inflamatorias. Este fuerte efecto antiinflamatorio ayuda a los efectos desagradables de la inflamación.
  • Actúa como fibrinolítico, es decir, disuelve los coágulos de sangre.
  • Disuelve la mucosidad, que contiene grandes cantidades de bacterias.
  • A diferencia de los analgésicos convencionales y los medicamentos antiinflamatorios, como los salicilatos (aspirina), el ibuprofeno y los esteroides (cortisona) no tienen efectos secundarios a largo plazo.

 

Efectos positivos de Serratiopeptidase y Bromelina

- Problemas cardiovasculares, arteriosclerosis: los depósitos arterioscleróticos y las placas de venas se dividen por Serratiopeptidasa y Bromelina; ayudan a prevenir y reducir las venas varicosas

- Artritis reumatoide: la Serratiopeptidasa y la Bromelina mantienen bajo control la inflamación de la articulación y reducen la incomodidad típica.

- Fibromialgia: la Serratiopeptidasa y la Bromelina pueden ayudar a reducir el dolor. Ayudan a reducir la tensión en caso de dolor de cabeza y promueven el flujo sanguíneo

- Mastopatía de fibrosis quística: el endurecimiento del tórax se disuelve, se evita la producción excesiva de leche

– problemi polmonari, asma, bronchite: secretolisi broncopolmonare ed escrezioni, il muco tenace viene liquefatto e può essere espettorato, allo stesso tempo, la produzione di muco viene diminuita. Con le secrezioni mucose possono essere rimosse i batteri in esso contenuto. Ma la Serratiopeptidase e la Bromelina attaccano anche le biomembrane dei batteri in modo che gli antibiotici e il nostro sistema immunitario può distruggere i germi più facilmente

– sinusiti, laringiti, mal di gola, mal d’orecchi: Serratiopeptidase e Bromelina agisce anche qui contro il catarro (batterica) e contro l’infiammazione

– Chirurgia: il dolore della ferita scompare più velocemente nel processo di guarigione quando viene somministrato serra peptidasi. La cicatrice risulta più morbida a causa del suo effetto antifibrimatoso.

– malattie croniche infiammatorie intestinali come il morbo di Crohn e la colite ulcerosa possono essere migliorate

– Lesioni: Serratiopeptidase e Bromelina aiutano contro il gonfiore (edema), in quanto migliora la permeabilità vascolare e la rimozione dell’acqua in eccesso dai tessuti

 

  1. Inmunoestimulante para enfermedades recurrentes del sistema respiratorio

Le malattie respiratorie sono tra i disturbi più comuni negli esseri umani. Fondamentalmente, è possibile differenziare le malattie del tratto respiratorio superiore e inferiore così come le malattie acute e croniche.

Le malattie respiratorie sono rappresentate in modo prominente in tutte le statistiche della sanità pubblica, sono la seconda causa più frequente di lavoro perduto in Germania e la seconda causa di morte in tutto il mondo. Le malattie respiratorie asmatiche e BPCO, ciascuna con circa 7 milioni di pazienti, sono tra le malattie comuni in Germania.

 

Inoltre, le malattie respiratorie sono tra le malattie più comuni. L’incidenza annuale di patogeni virali o batterici colpisce quasi tutti. Tali infezioni acute del tratto respiratorio si diffondono rapidamente e causano episodi di influenza nella stagione fredda.

Le malattie respiratorie sono infiammatorie nella maggior parte dei casi. La ragione di ciò è ovvia: il tratto respiratorio è un sistema aperto, in cui le vie respiratorie e gli inquinanti penetrano attraverso la respirazione oltre all’ossigeno vitale. Pertanto, ad es. Polvere, fumo, batteri e virus nelle vie respiratorie, dove possono causare infiammazioni.

Alcune persone nascono con un difetto genico che causa un muco particolarmente duro. Questi pazienti soffrono di fibrosi cistica.

Le malattie respiratorie possono essere sostanzialmente differenziate in base alla posizione della malattia. Nel tratto respiratorio superiore, sono principalmente i diversi tipi di sinusite che stanno causando problemi a molti malati.

La sinusite è un’infiammazione nelle cavità attaccate al naso – i seni paranasali. Causa sono di solito i colli di bottiglia nella zona degli ingressi dal naso ai seni. Possono interrompere il flusso naturale del muco così tanto che è necessario un intervento chirurgico per eliminare i colli di bottiglia.

Per i carichi infiammatori permanenti nel tratto respiratorio superiore e un cambiamento di pavimento è da temere. Un cambiamento di livello avviene quando un evento infettivo viene trasmesso dal tratto respiratorio superiore a quello inferiore. Oggi, si ritiene che questa sindrome sinubronchiale sia spesso coinvolta nello sviluppo di malattie respiratorie inferiori croniche.

Nel tratto respiratorio inferiore, la bronchite è la forma più comune della malattia. Nel processo, la membrana mucosa nei tubi bronchiali si infiamma e la produzione di muco aumenta. La forma cronica di bronchite, che si riscontra spesso nei fumatori, comporta il rischio di passare alla BPCO o alla bronchite cronica ostruttiva. È caratterizzato da un progressivo restringimento delle vie respiratorie.

Le infezioni acute delle vie respiratorie come bronchiti, sinusiti o riniti o le loro forme miste non sono rare. Il raffreddore, la tosse e il mal di gola sono tra i tipici protagonisti di un evento così acuto, che di solito si verifica dopo 1-2 settimane.

Tuttavia, se c’è un carico costante, possono svilupparsi anche malattie respiratorie croniche. Il consumo di sigarette, le allergie o l’inquinamento sul posto di lavoro sono le cause più comuni di eventi respiratori cronici.

Le terapie sintomatiche utilizzate sono:

– i Mucolitici: come Acetilcisteina o enzimi come Serratiopeptidase e bromelina che sono caratterizzati anche da una spiccata attività antinfiammatoria.

– Immunostimolanti: come Estratti di piante (es. Echinacea) o alcuni minerali (es. Zinco)

– Antiossidanti: come la Vitamina C o l’acido lipoico

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Linfedema después de la mastectomía

Il linfedema è un accumulo fluido visibile e palpabile nell’interstizio (spazio intercellulare). È causato da insufficienza meccanica del sistema linfatico, in modo che il liquido interstiziale non possa più essere rimosso sufficientemente attraverso i vasi linfatici. Questo porta al riflusso e all’accumulo di liquido negli spazi intercellulari (edema). Oltre agli arti, anche il viso, il collo, il tronco e i genitali possono essere colpiti. Il linfedema è una descrizione sintomatica, non una diagnosi.
La causa di accumulo del liquido e quindi dell’edema è dovuto al danno cellulare che si ha ad esempio in caso di un’infiammazione o danno da intervento chirurgico. In questi casi vengono liberati molecole infiammatorie, che si accumulano negli spazi interstiziali e richiamano acqua. In condizioni normali questo liquido può essere riassorbito bene quando il drenaggio del sistema linfatico funziona bene.
Le diverse fasi del linfedema si suddividono in vari stadi qui di seguito elencati:
Stadio 0
Latenza Stage (edema subliminale): nessun sintomo appare ancora.
Stadio 1
Stadio reversibile: edema ad alto contenuto proteico, pochi, piccoli, cambiamenti tissutali localizzati. L’edema è ancora morbido, può essere facilmente pressato con il dito creando una “ammaccatura”.
Elevare l’arto (ove possibile) riduce il gonfiore in una certa misura.
Stadio 2
Fase spontaneamente irreversibile: in questa fase si verificano i cambiamenti fibrosclerotici e la proliferazione dei tessuti grassi. L’edema è più accentuato e non risponde (si riduce) più all’alzare dell’arto. Premendo con il dito si lascia nessuna o un’ammaccatura molto superficiale nella pelle.
Viene fatta una distinzione tra linfedema in forma primaria e secondaria.
Nella forma primaria (rara), i vasi linfatici e/o i linfonodi non sono, o sono solo parzialmente malformati a causa di un disturbo dello sviluppo. Intere estremità o regioni corporee possono essere colpite qui. La completa assenza dei vasi linfatici di una regione del corpo intero non è compatibile con la vita e porta alla morte nel grembo materno o poco dopo la nascita.
Esistono anche forme congenite (linfedema ereditario), come la malattia di Milroy e la malattia di Meige, precedentemente chiamata sindrome di Nunner-Milroy-Meige.
Nel linfedema secondario (maggioranza dei casi), le vie di drenaggio sono meccanicamente inadeguate a causa di cambiamenti patologici come:
– Malattie tumorali B., trauma, linfangite (infiammazione da virus, batteri, funghi, parassiti, ecc, in malattie reumatiche), insufficienza venosa cronica (CVI), diabete mellito, o a causa di intervento chirurgico come ad esempio, cicatrici chirurgiche, irradiazione radiologica, rimozione dei linfonodi dopo la rimozione del tumore, venopuntura per la chirurgia di bypass.
Terapia
La terapia di scelta è la Complex Physical Decongestion Therapy (KPE).
Di seguito sono riepilogati:
– Drenaggio linfatico manuale: drenaggio linfatico manuale è una particolare tecnica di drenaggio che ammorbidisce il tessuto linfoide e la linfa inceppata verso la zona dell’addome e del torace e viceversa senza aumentare la circolazione sanguigna. Con una pressione variabile, la pelle e il tessuto adiposo sottocutaneo vengono drenati. Con prese speciali, il terapeuta stimola il corretto movimento dei vasi linfatici, favorendo così il trasporto della linfa. Con un’applicazione coerente – a seconda della gravità una o più volte alla settimana – il volume dell’edema è ridotto. L’effetto terapeutico dura per circa 24 ore. Pertanto, deve essere aggiunta una compressione
Trattamento di compressione:
Drenaggio linfatico della macchina: speciali pompe linfatiche sono collegate agli stivali delle gambe o ai polsini delle braccia. Le maniche, che hanno diverse camere d’aria, vengono quindi pressurizzate. La camera più bassa ha la pressione più alta. Inizia quindi un ciclo in cui le camere vengono gonfiate in sequenza.
Cura della pelle
Bende compressive / calze compressive: le bende a compressione vengono utilizzate per avvolgere le braccia o le gambe interessate. La pressione esterna supporta la rimozione del fluido linfatico e quindi la rottura degli arretrati linfatici. Oltre ai bendaggi compressivi, il bendaggio professionale include anche cuscinetti in pile e imbottiture in schiuma per imbottitura. Se l’inclinazione del rigonfiamento diminuisce, le bende possono essere sostituite da maniche a compressione o calze. Si tratta di guanti appositamente realizzati, maniche a compressione o calze da gamba realizzate in materiale solido a maglia piatta, adatto solo per il trattamento del linfedema e non per quelli delle malattie venose.
Terapia di movimento durante la compressione: esercizio regolare favoriscono il flusso linfatico e riduce il blocco linfatico. Bendaggio a compressione o le calze vengono indossate per aumentare l’effetto degli esercizi di decongestionamento. Il terapeuta sviluppa un programma di esercizi idoneo per il paziente in base a dove si trova il linfedema.
Inoltre, nel contesto della super microchirurgia, il drenaggio linfatico può essere ripristinato e quindi in modo permanente i depositi di acqua linfatica vengono ridotti.
Terapia con integratori alimentari e farmacologica
La cumarina come anche altri flavonoidi come la troxerutina hanno dimostrato un notevole effetto drenante sia nel linfedema da mastectomia ma anche nel linfedema delle malattie venose.
Dosi di cumarina da 4 a 40 mg hanno dimostrato in studi clinici già apprezzabili miglioramenti. Dosi di 100 mg di cumarina o 300 mg di Troxrutrina hanno potuto dare un marcato miglioramento dello stato edematoso con significativo miglioramento della qualità di vita del paziente. La cumarina per una terapia coadiuvante localizzata può essere somministrata anche per via locale dato il suo notevole assorbimento attraverso la pelle. Cumarina e troxerutina a dosi elencati favoriscono la distruzione delle proteine accumulate nel liquido interstiziale, causa primaria del linfedema.
Il trattamento invece con diuretici da solo inizialmente riduce il volume del fluido vascolare. L’attrazione oncotica del plasma si accumula solo brevemente e non modifica positivamente la concentrazione proteica dell’edema. Quindi si osserva un effetto yo-yo. Per ottenere l’azione desiderata del diuretico costantemente, è necessario agire contro le proteine accumulate nei liquidi interstiziali.

a) Radioterapia (azione anti radicali liberi; protettivo; antiossidante)

La radioterapia è l’applicazione medica delle radiazioni ionizzanti a uomini e animali per curare o ritardare la progressione della malattia. Le radiazioni possono provenire da apparecchiature o da preparati radioattivi. Le aree di specializzazione per questa speciale applicazione di onde elettromagnetiche sono la radioterapia e la radiologia.
Come fasci elettromagnetici ionizzanti si utilizzano principalmente radiazioni gamma, raggi X e fasci di elettroni. Negli ultimi anni sono state costruite strutture per il trattamento con neutroni, protoni e ioni pesanti (spesso ioni carbonio). Radiazioni non ionizzanti come microonde e raggi di calore, terapia della luce e UV e trattamento con onde ultrasoniche non vengono assegnate alla radioterapia.
La radioterapia comprende il trattamento di malattie benigne e maligne e viene eseguita da specialisti in radiologia o radioterapia con l’assistenza di personale specializzati

Meccanismo d’azione
L’effetto dell’irradiazione si basa sul trasferimento di energia al tessuto irradiato nei processi di dispersione. Le radiazioni sono diretti sulle biomolecole che sono essenziali per la crescita cellulare come nel caso dei tumori.
I radicali liberi risultanti dalla distruzione delle Biomolecole sono altamente tossici e reagiscono chimicamente con componenti cellulari. Il danni risultanti al materiale genetico delle cellule tumorali, (in particolare DNA tramite rotture del doppio filamento), sono responsabili per l’effetto distruttivo, impedendo cosi alla cellula tumorale la loro proliferazione (mitosi), o addirittura li portano direttamente ad apoptosi (morte). La dose ottimale di radiazioni raggiunge in media > 90% la distruzione del tumore con <5% gravi effetti collaterali.
Una riduzione degli effetti ossidativi dei radicali liberi, che posso esplicare il loro danno in distretti diversi di quello dove è la massa tumorale si può ottenere nei periodi immediatamente dopo la radioterapia con antiossidanti, come Vitamina C, Zinco, Selenio, Acido lipoico (acido tiottico) e altro.
Una particolare attenzione merita la protezione del sistema immunitario che, una volta indebolito dai radicali liberi e dalla radioterapia riduce la sua attività antitumorale, antibatterica e antivirale con conseguenti ulteriore problemi per il malato.

b) Immunostimolante
Il sistema immunitario è un insieme di cellule e tessuti che ha la funzione di difendere l’organismo da agenti estranei come batteri, virus, funghi ma anche da cellule dell’organismo che per qualche mutazione assumono un aspetto ‘estraneo’, come le cellule tumorali.
Gli strumenti principali che il sistema immunitario utilizza per svolgere le sue funzioni sono i linfociti (o globuli bianchi) che scorrono nel sangue e nella linfa, raggiungendo così tutte le aree dell’organismo. Particolarmente importanti per la loro azione contro i tumori sono i linfociti Natural Killer (NK) che hanno proprio il ruolo di distruggere le cellule cancerose.
Uno studio dell’Università di Leeds (Regno Unito), apparso su Breast Cancer Research, ha indagato gli effetti dei farmaci chemioterapici sulle cellule immunitarie e sugli anticorpi, mostrando che i livelli di alcuni di questi – i linfociti B e un tipo di linfociti T, detti T helper (CD4+ T) – rimangono alterati anche a distanza di nove mesi dal termine della terapia.
Ciò si traduce negli effetti collaterali più comuni della chemioterapia: mielosoppressione (diminuzione della produzione di cellule del sangue, quindi anche immunosoppressione), mucosite (infiammazione del rivestimento del tubo digerente) e alopecia (perdita di capelli).
Lo studio indica che la chemioterapia porta a un’alterazione delle cellule del sistema immunitario, che può perdurare anche oltre i 9 mesi. Da anni è noto che i pazienti che ricevono chemioterapia possono essere più suscettibili alle infezioni batteriche o virali a causa della diminuzione nel loro sangue di cellule protettive, e precauzioni a riguardo vengono inserite negli schemi di trattamento.
Non noto era che l’effetto potesse durare diversi mesi oltre la fine della terapia.

Le implicazioni di questo risultato possono essere diverse. Gli autori suggeriscono che una diminuzione dei linfociti B (le cellule che producono anticorpi) e una riduzione dei livelli di anticorpi contro alcuni agenti infettivi (pneumococco, tetano), possa comportare una minor protezione contro le infezioni anche per periodi prolungati dopo la fine del trattamento.
La crescita di linfociti Natural Killers può però essere stimolata dalla assunzione di Echinacea purpurea e altre sottospecie della famiglia di questa pianta, come ha dimostrato uno studio. (Natural killer cells from aging mice treated with extracts from Echinacea purpurea are quantitatively and functionally rejuvenated. Currier NL1, Miller SC. PMID: 10978684)
L’aumento mediato da Echinacea purpurea nel numero di cellule NK è stato infatti parallelo con un aumento della loro capacità funzionale litica anti-tumorale.

Proantin

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Inmunoestimulación en Oncología

Sistema immunitario e tumori

Il sistema immunitario è un insieme di cellule e tessuti che ha la funzione di difendere l’organismo da agenti estranei come batteri, virus, funghi ma anche da cellule dell’organismo che per qualche mutazione assumono un aspetto ‘estraneo’, come le cellule tumorali.

Gli strumenti principali che il sistema immunitario utilizza per svolgere le sue funzioni sono i linfociti (o globuli bianchi) che scorrono nel sangue e nella linfa, raggiungendo così tutte le aree dell’organismo. Particolarmente importanti per la loro azione contro i tumori sono i linfociti Natural Killer (NK) che hanno proprio il ruolo di distruggere le cellule cancerose.

Uno studio dell’Università di Leeds (Regno Unito), apparso su Breast Cancer Research, ha indagato gli effetti dei farmaci chemioterapici sulle cellule immunitarie e sugli anticorpi, mostrando che i livelli di alcuni di questi – i linfociti B e un tipo di linfociti T, detti T helper (CD4+ T) – rimangono alterati anche a distanza di nove mesi dal termine della terapia.

Ciò si traduce negli effetti collaterali più comuni della chemioterapia: mielosoppressione (diminuzione della produzione di cellule del sangue, quindi anche immunosoppressione), mucosite (infiammazione del rivestimento del tubo digerente) e alopecia (perdita di capelli).

Lo studio indica che la chemioterapia porta a un’alterazione delle cellule del sistema immunitario, che può perdurare anche oltre i 9 mesi. Da anni è noto che i pazienti che ricevono chemioterapia possono essere più suscettibili alle infezioni batteriche o virali a causa della diminuzione nel loro sangue di cellule protettive, e precauzioni a riguardo vengono inserite negli schemi di trattamento.

Non noto era che l’effetto potesse durare diversi mesi oltre la fine della terapia. Le implicazioni di questo risultato possono essere diverse. Gli autori suggeriscono che una diminuzione dei linfociti B (le cellule che producono anticorpi) e una riduzione dei livelli di anticorpi contro alcuni agenti infettivi (pneumococco, tetano), possa comportare una minor protezione contro le infezioni anche per periodi prolungati dopo la fine del trattamento.

La crescita di linfociti Natural Killers può però essere stimolata dalla assunzione di Echinacea purpurea e altre sottospecie della famiglia di questa pianta, come ha dimostrato uno studio. (Natural killer cells from aging mice treated with extracts from Echinacea purpurea are quantitatively and functionally rejuvenated. Currier NL1, Miller SC. PMID: 10978684)

L’aumento mediato da Echinacea purpurea nel numero di cellule NK è stato infatti parallelo con un aumento della loro capacità funzionale litica anti-tumorale.

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Angiologia

Ácido lipoico

Acido lipoico

L’acido alfa-lipoico nella cura della neuropatia diabetica

Le evidenze emerse da molti studi scientifici hanno portato alla registrazione dell’ALA come farmaco indicato nel trattamento della neuropatia diabetica, con il dosaggio di riferimento di 600 mg al giorno per via orale (Graziottin 2015). Questo dosaggio è in grado di ridurre il dolore mediamente dopo due settimane di trattamento. E’ molto importante, per ottenere l’effetto terapeutico, che l’assunzione del trattamento sia effettuata regolarmente ogni giorno, in quanto non si tratta di un sintomatico, ma di un principio attivo che lavora sui meccanismi infiammatori e neuropatici che causano il danno delle fibre nervose, che si manifesta poi nei sintomi specifici e alimenta il dolore (Ziegler et al 2006; Ziegler et al 2011).
Diversi studi su pazienti con neuropatia diabetica hanno dimostrato che l’ALA è in grado di ridurre il dolore e le parestesie in modo significativo: per questo motivo il dosaggio di 600 mg al giorno per via orale è raccomandato dalle più importanti Linee Guida per il trattamento della neuropatia diabetica (Sun 2015; Boulton 2005; Javed 2015).
Recentissima è la pubblicazione delle linee guida della Mayo Clinic, un’organizzazione scientifica fra le più accreditate negli Stati Uniti, per il trattamento del dolore neuropatico di varia origine (Watson e Dyck 2015). La Mayo Clinic propone un protocollo di trattamento del dolore neuropatico basato sull’associazione di più principi attivi con meccanismi diversi (terapia multimodale). Fra i principi attivi di prima linea, a fianco di alcuni analgesici indicati in modo specifico nel dolore neuropatico, è raccomandato l’ALA.
Anche nella neuropatia diabetica autonomica, che comporta disfunzioni gastrointestinali, cardiovascolari, sessuali o di altro tipo, l’ALA è uno dei pochissimi principi attivi che ha dimostrato di avere effetti positivi, insieme agli inibitori dell’aldoso-reduttasi, agli omega-3 e all’acido di-omo-γ-linolenico (DGLA), in particolare nella neuropatia cardiaca (Serhiyenko 2015; Ziegler et al 1997).

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Agregando drogas

I farmaci antiaggreganti, detti anche farmaci antiaggreganti piastrinici o, più semplicemente farmaci antipiastrinici, sono una categoria di farmaci in grado di interagire negativamente con la funzione di aggregazione piastrinica, prevenendo così la formazione di trombi ed emboli di origine trombotica.

 

Meccanismo d’azione

I farmaci antipiastrinici possono agire attraverso tre meccanismi:

Principali farmaci

I farmaci maggiormente utilizzati sono:

In aggiunta si segnalano i seguenti farmaci ad uso endovenoso nelle procedure di angioplastica coronarica e poi, per i dodici mesi successivi alla procedura, somministrati per os (solo nel caso del prasugrel e del ticagrelor)

La dose di aspirina approvata dalla Food and Drug Administration (FDA) è di 325 mg/die. A tali dosaggi, l’aspirina inibisce la produzione di trombossano A2 per inibizione irreversibile della ciclossigenasi-1 piastrinica. Tale inibizione avviene per cessione del gruppo acetilico dall’acido acetilsalicilico alla ciclossigenasi. Il clopidogrel e la ticlodipina agiscono invece inibendo la reazione innescata dal legame ADP-recettore. Il dipiridamolo (un vasodilatatore) inibisce la captazione di adenosina e l’attività delle fosfodiesterasi del cGMP. Il cilostazolo inibisce le fosfodiesterasi e possiede un’attività vasodilatatrice analoga al dipiridamolo. Entrambi questi farmaci possiedono effetti avversi come:

In taluni casi è stata documentata la comparsa di porpora trombotica trombocitopenica.

L’abciximab è un anticorpo monoclonale chimerico anti recettore piastrinico GP IIB/IIIA.

L’integrelina e il tirofiban sono analoghi della sequenza carbossi-terminale del collagene.

 

Indicazioni terapeutiche

L’abciximab è approvato per l’impiego in corso di intervento coronarico percutaneo in caso di sindromi coronariche acute. L’aspirina a dosi di 325 mg/die viene utilizzata nella prevenzione secondaria in soggetti con una storia di accidenti vascolari. Il clopidogrel e la ticlodipina vengono utilizzati soprattutto in unità coronariche in pazienti con esiti di infarto acuto del miocardio e angina instabile. Il dipiridamolo può essere associato all’aspirina per la prevenzione di eventi vascolari secondari. Il cilostazolo è invece approvato nella terapia della claudicatio intermittens.

La complicanza di emorragie interne con esiti debilitanti o fatali derivante dalla combinazione di due o tre principi fra acido acetilsalicilico (ASA), clopidrogel e antagonisti della vitamina K, è stata analizzata da due vasti studi indipendenti, sia su pazienti senza precedenti malattie cardiovascolari, sia su over-30 ricoverati in ospedale a seguito di un primo infarto del miocardio, dimostrano che il rischio in ordine crescente è: sola ASA, associazione ASA-clopidrogel, K_antagonisti/ASA e k-antagoniti/clopidrogel, assunzione dei tre farmaci:

  • meta-analisi fino a Ottobre 2010, su 100.000 pazienti con uso continuo e prolungato di ASA a basse dosi (75-325 mg/die) senza precedenti malattie cardiovascolari: 30% di aumento rischio di sanguinamenti debilitanti o mortali, soprattutto gastrointestinali, ridotto con inibitori della pompa protonica (St George Hospital University of London, su Pubmed 21699808[1]);
  • analisi nei registri nazionali dal 2000 al 2005, su 48.000 pazienti danesi over-30, con un primo ricovero in ospedale per infarto al miocardio (Serensen et al, Copenaghen University Hospital Gentofte, Hellerup,, su Lancet, 2009, 374:1967-1974).
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Biotecnología

La biotecnologia (dal greco βίος, bìos = “vita” , τέχνη (téchne), “arte” nel senso di “perizia”, “saper fare”, “saper operare”, e λόγος, lògos = “studio”) è il ramo della biologia applicata riguardante «…l’utilizzo di esseri viventi al fine di ottenere beni o servizi utili al soddisfacimento dei bisogni della società». Ma anche l’applicazione e lo studio di qualunque tecnologia sviluppata o sviluppabile dall’uomo al campo della biologia.

Tra le definizioni disponibili, la più completa è indubbiamente quella stessa dalla Convenzione Diversità Biologica:

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Un Gel Documentation System con monitor di computer

La biotecnologia è l’applicazione tecnologica che si serve dei sistemi biologici, degli organismi viventi o di derivati di questi per produrre o modificare prodotti o processi per un fine specifico.

Nel linguaggio corrente, si utilizza più frequentemente il termine al plurale (biotecnologie), ad indicare la pluralità di tecnologie sviluppate e i relativi ambiti di applicazione.

 

Descrizione

Le biotecnologie rappresentano un metodo in più a disposizione dell’agricoltura: poiché esse rendono possibile l’inserimento nelle piante di specifici geni, anche provenienti da specie assai diverse, la cui funzione è nota per trasmettere le informazioni nelle generazioni successive. Il miglioramento genetico quindi non è altro che un sistema per ottimizzare la selezione naturale e accrescere il rendimento e la resistenza alle malattie. le biotecnologie non sono un’invenzione prettamente legata ai nostri tempi, bensì hanno origine ed impiego da molti secoli per la fermentazione del vino e della birra o per la lievitazione.

Numerose sono anche le applicazioni nel campo del biorisanamento (trattamento, riciclo e bonifica di rifiuti attraverso microrganismi attivi).

Vi sono applicazioni che, pur non servendosi di microrganismi, sono classificate come biotecnologiche. Le biotecnologie sono infatti ampiamente utilizzate nello sviluppo di nuove terapie mediche o innovativi strumenti diagnostici. Le tecniche di DNA e RNA microarray utilizzate in genetica ed i radiotraccianti utilizzati in medicina sono ottimi esempi.

Le biotecnologie nell’ingegneria genetica vede l’utilizzo di organismi geneticamente modificati. Microrganismi come Escherichia coli o alcuni batteri possono essere utilizzati per la sintesi di sostanze come insulina o antibiotici. Anche cellule di mammifero geneticamente modificate sono ampiamente utilizzate nella biosintesi di farmaci. Promettenti nuove applicazioni sono legate alla biosintesi di farmaci attraverso organismi vegetali.

Applicazioni al centro di ampio dibattito sono quelle atte alla produzione di animali e piante transgeniche (come il mais BT) noti a tutti come OGM.

Le biotecnologie hanno sostituito le società informatiche nel portafoglio dei titoli tecnologici quotati in borsa (NASDAQ). Delle 1300 aziende biotecnologiche che operano negli USA solo 35 (il 3 %) sono in attivo; le altre sono in perdita. Nonostante ciò i prezzi delle azioni sono in crescita, come ai tempi della bolla speculativa della Net Economy, dove i corsi azionari crebbero per tutti gli anni novanta per sgonfiarsi e tornare ai prezzi del decennio precedente.

Lo strumento principale di cui si avvalgono le biotecnologie, è l’ingegneria genetica. ovvero Manipolare il DNA per costruire nuova informazione genetica. Il DNA, la molecola di cui sono costituiti i singoli geni e gli interi genomi, può essere oggi rimodellato nei laboratori di ingegneria genetica. Attraverso manipolazioni ormai di uso comune si possono costruire nuovi geni e addirittura interi organismi fino a oggi inesistenti. Le tecniche d’ingegneria genetica consistono essenzialmente nell’isolamento del gene, nella sua identificazione e nella sua riproduzione in copie identiche (clonazione). Inoltre è possibile inserire nuovi geni nei genomi o eliminarli, creando così nuovi organismi detti transgenici. L’ingegneria genetica consente anche di fare diagnosi prenatali su embrioni e di rivelare eventuali malattie genetiche.

Principali ambiti d’impiego:

Settori biotecnologici

Le applicazioni biotecnologiche sono numerose. La seguente classificazione, molto generica, riporta alcuni settori come definiti nel gergo internazionale.

  • Blue biotechnology o “biotecnologie marine”.
    È il settore delle biotecnologie che si occupa di applicare le metodiche della biologia molecolare agli organismi marini e di acqua dolce. Riguarda l’utilizzo delle risorse marine allo scopo di: migliorare le conoscenze in ambito produttivo ed ecologico, potenziando la produzione di alimenti derivati e la loro salubrità; proporre nuove soluzioni per il controllo della proliferazione di organismi acquatici dannosi per l’uomo e l’ambiente; ricercare nuove molecole con potenzialità farmaceutiche.
  • Grey biotechnology o “biotecnologie ambientali”.
    È il settore delle biotecnologie che si occupa di tutte le applicazioni direttamente correlate all’ambiente. Queste possono essere suddivise in due gruppi: salvaguardia della biodiversità e protezione dai contaminanti. Il primo gruppo comprende le applicazioni della biologia molecolare alle analisi di genetica di quelle popolazioni e specie animali che fanno parte dell’ecosistema; per quanto riguarda il secondo gruppo, fa parte delle biotecnologie ambientali l’utilizzo di microorganismi e piante in grado di isolare e rimuovere dall’ambiente le sostanze ritenute inquinanti come per esempio metalli pesanti e idrocarburi. Un valore aggiunto di questa capacità di riutilizzo è la possibilità di recuperare e sfruttare le sostanze estratte dall’ambiente direttamente o attraverso sottoprodotti e scarti dei microorganismi e delle piante.
  • Green biotechnology o “biotecnologie agroalimentari”.
    È il settore delle biotecnologie che si occupa dei processi agricoli. L’applicazione più conosciuta è sicuramente il mais Bt, una pianta di mais modificata geneticamente in modo da produrre una tossina batterica, proveniente da Bacillus thuringiensis (da cui il nome Bt), tossica per gli insetti. In commercio esistono differenti varietà di coltivazioni in grado di resistere ad erbicidi o con maggiore resistenza alle malattie. Le applicazioni delle biotecnologie agroalimentari non si fermano alla semplice introduzione di proteine in un organismo vegetale, esistono modifiche che intervengono su intere vie metaboliche in modo da incentivare la produzione di metaboliti secondari (vedi golden rice o pomodori ricchi di antociani). Negli ultimi decenni sono state sviluppate delle vere e proprie produzioni di farmaci ricombinanti o vaccini in piante, soprattutto nei casi di farmaci orfani, in modo da facilitare la purificazione dei farmaci conseguentemente riducendo i costi di produzione. La patata Amflora, prodotta dalla multinazionale BASF, è invece un esempio di patata OGM utilizzata per produrre carta, quindi non per scopi alimentari. L’utilizzo in campo delle biotecnologie agroalimentari, se correttamente contestualizzata alle esigenze della società e del mondo agricolo, è importante per raggiungere incrementi di produttività soprattutto nelle aree dove gli eventi climatici avversi si verificano con intensità maggiore. La stabilizzazione delle produzioni attenuerebbe lo stress sulle scorte e la fluttuazione dei prezzi delle commodities, riducendo automaticamente la possibilità che gli individui più vulnerabili passino dalla condizione di povertà alla condizione di fame o sottonutrizione
  • Red biotechnology o “biotecnologie mediche, farmaceutiche e veterinarie”. È il settore delle biotecnologie che si occupa dei processi biomedici e farmaceutici. La nascita dei primi farmaci biotecnologici risale alla produzione di antibiotici con microrganismi, quali le penicilline prodotte da funghi del genere Penicillium e le cefalosporine prodotte da Cephalosporium acremonium. Negli anni ottanta, con l’introduzione della tecnologia ricombinate è stata possibile la produzione di insulina, su scala industriale, in un batterio chiamato Escherichia coli. Attualmente vengono prodotte un gran numero di proteine ricombinanti ad uso medico quali: fattori sanguigni (fattore VIII e fattore IX), ormoni (insulina ed ormone della crescita), fattori di crescita (Eritropoietina e HGFs), citochine (interferoni e interleuchine), vaccini e anticorpi monoclonali.
  • White biotechnology o “biotecnologie industriali”.
    È il settore delle biotecnologie che si occupa dei processi di interesse industriale. Le principali applicazioni in questo settore prevedono l’utilizzo di enzimi, cioè proteine deputate ad accelerare un data reazione chimica. Enzimi come emicellulasi, xilanasi, lipasi ed ossidasi sono utilizzati per migliorare la resistenza della rete del glutine nei processi di panificazione. Nella produzione di latte per bambini le proteasi sono utilizzate da più di 50 anni nella produzione di latte vaccino per neonati, dato che agiscono scindendo le proteine presenti nel latte, rendendo il latte più digeribile e diminuendo i problemi di allergie. Sempre nel settore lattiero-caseario, l’enzima beta galattosidasi è utilizzato per idrolizzare il lattosio e rendere il latte ad alta digeribilità. Nel settore dei succhi di frutta, gli enzimi pectinasi sono impiegati per scindere la pectina, un polisaccaride presente nella frutta, requisito fondamentale per ottenere succhi di frutta limpidi e stabili. L’enzima laccasi, appartenente alla famiglia delle ossidasi contenente rame, trovano impiego in differenti campi: candeggio dei jeans attraverso l’ossidazione del colore indaco, l’ossidazione di composti fenolici nella produzione di etanolo, chiarificazione di vino, birra e succhi di frutta. Nell’industria della carta l’utilizzo delle cellulasi, enzimi in grado di degradare la cellulosa, permette notevoli risparmi ambientali rispetto al tradizionale procedimento chimico.
  • Orange biotechnology o “biotecnologie educativo”. E la diffusione delle biotecnologie e formazione in questo settore. Esso fornisce informazioni e formazione interdisciplinare su argomenti di biotecnologie (ad esempio lo sviluppo di strategie educative per presentare temi biotecnologici come produzione di proteine ricombinati) per la società comprese le persone con esigenze particolari, come problemi di udito e / o visivo. Ha lo scopo di incoraggiare, individuare e attrarre le persone con vacazione scientifica e / o elevate capacità / giftedness per le biotecnologie.
  • Bioinformatica, come settore correlato alle biotecnologie. Si tratta di un settore interdisciplinare che utilizza un approccio informatico per risolvere problematiche di tipo biologico. Gioca un ruolo determinante nelle applicazioni di genomica funzionale, genomica strutturale e proteomica. Ha un ruolo fondamentale anche nello sviluppo di nuovi farmaci (drug discovery).

Corsi di laurea

Corsi di laurea e di laurea magistrale in Biotecnologie sono stati attivati presso molte università italiane e hanno l’obiettivo generale di assicurare allo studente un’adeguata padronanza di contenuti e metodi scientifici generali delle Biotecnologie. La maggior parte dei corsi di laurea prevede un percorso di tre anni e si conclude con un periodo di tirocinio e tesi, sperimentale o compilativa. Un corso di laurea di questo tipo, mira a far acquisire allo studente le competenze conoscitive, tecniche e comportamentali rilevanti per una moderna metodologia di studio e di ricerca, finalizzata all’utilizzo di funzioni e sistemi biologici per la produzione di beni e di servizi.

Oltre alle materie scientifiche di base (Matematica, Fisica, Chimica) la quasi totalità dei corsi di laurea in Biotecnologie prevede corsi in Chimica organica, Biologia molecolare, Genetica, Biochimica, Microbiologia, Citologia, Tecnologie del DNA ricombinante e materie specifiche che variano a seconda dell’indirizzo (i più comuni: Biomedico, Farmaceutico, Industriale, Ambientale, Veterinario, Agrario ed Alimentare). I corsi di laurea in Biotecnologie oltre a trattare problematiche propriamente biotecnologiche comprendono corsi dedicati alla conoscenza dei problemi economici ed etici, relativi al trattamento di prodotti biotecnologici.

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Medicina espacial

La medicina aerospaziale è una branca della medicina nata negli anni cinquanta con i primi lanci di esseri viventi nello spazio. L’uomo raggiunse l’orbita terrestre il 12 aprile 1961 con il volo del cosmonauta sovietico Yuri Gagarin. Da allora le missioni umane si sono fatte sempre più frequenti e durature, raggiungendo pure la superficie lunare nel 1969. A partire dagli anni settanta sono stati compiuti voli più lunghi e sviluppate stazioni spaziali nelle quali gli astronauti rimangono in orbita per settimane o mesi.

Vivere e lavorare nello spazio comporta alcune problematiche: l’assenza di peso, le radiazioni[1],[2] e l’irraggiamento solare, le difficoltà nell’espletare le necessità fisiologiche e nel curare l’igiene personale, il nutrimento sono alcuni esempi di contesti in cui si dedica la medicina aerospaziale.

Storia

el 1951 iniziarono i primi lanci di razzi con animali, specialmente cani, da parte dei sovietici, seguiti successivamente dagli statunitensi. Era iniziata la corsa allo spazio. Lo scopo principale di questi primi esperimenti era conoscere:

  • se le radiazioni nello spazio fossero così intense da essere mortali per l’uomo
  • come il corpo potesse resistere alle forti vibrazioni e alle forti accelerazioni e decelerazioni del lancio e del rientro.
  • come il cuore reagisse alle sollecitazioni
  • l’adattamento del sistema circolatorio, ossia sapere quale fosse la pressione sanguigna in assenza di gravità.

Neil Armstrong a bordo dell’Apollo 11.

Nel 1958 l’amministrazione Eisenhower decise la costituzione del National Aeronautics and Space Administration o NASA, l’ente spaziale americano, di cui Wernher von Braun fu il primo direttore.

Nel 1961 un pilota sovietico di velivoli sperimentali, Gagarin, tornò vivo dalla prima missione umana in orbita terrestre, dimostrando che per l’uomo era possibile sopravvivere nello spazio.

Il programma Mercury, nel 1962, portò a compimento il primo volo umano americano nello spazio con la missione Mercury-Atlas 6.

Nel 1969, il 21 luglio, Neil Armstrong fu il primo uomo a mettere il piede sulla Luna, con la missione Apollo 11.

Il Programma Saljut iniziò l’era delle stazioni spaziali.

Fisiologia della microgravità

Poiché nello spazio le funzioni del corpo umano non sono normali, è improprio parlare di fisiologia: in tali casi è più corretto parlare di adattamento.

Patologia spaziale

Sulla Luna e nella navicella spaziale, in condizioni di assenza di atmosfera protettiva e o in condizione di microgravità si producono alterazioni delle funzioni corporee che sono ancora in fase di studio. Le alterazioni note sono:

Alterazioni del sistema cardiovascolare

Nelle navicelle spaziali e sulla Stazione spaziale orbitante si ha un’alterazione della posizione del corpo rispetto al centro di gravità, il quale non esiste più e dunque la massa di liquido sanguigno si ridistribuisce in un modo diverso che sulla Terra. Mentre sulla Terra la gravità trattiene la maggior parte del liquido negli arti inferiori, nello spazio, non essendoci più la gravità, il liquido si accumula nel piccolo circolo polmonare e a livello della testa.

Quando gli astronauti tornano sulla Terra, i problemi avvengono nel momento del passaggio dalla microgravità alla gravità. Questo passaggio avviene durante i minuti in cui le navicelle rientrano nell’atmosfera. Il sangue dalla testa defluisce rapidamente negli arti inferiori e questo svuotamento improvviso del sangue dal cervello provoca una caduta breve e temporanea delle funzioni cerebrali, chiamata intolleranza ortostatica.[3] Il ritorno definitivo alla normalità comunque avviene in un paio di giorni. Sulla Terra questa patologia è chiamata ipotensione ortostatica.

Alterazioni dell’apparato muscolo-scheletrico

L’astronauta Frank De Winne si allena sul TVIS treadmill

Nello spazio in microgravità, si ha perdita di massa muscolare e perdita di matrice ossea[4]. Questa perdita è causata dalla mancanza dello statatismo corporeo, che è un riflesso automatico che tiene in piedi l’uomo sulla Terra. I principali sensori di questo riflesso sono nella pianta dei piedi e nelle gambe, dunque venendo a mancare la gravità, i muscoli non hanno più lo stimolo alla contrazione per mantenere l’equilibrio; essendo inattivi, si atrofizzano.

Un meccanismo d’azione simile a quello che agisce sui muscoli si ha anche per le ossa e in microgravità, si attua un meccanismo ormonale controllato dalla calcitonina, per cui l’osso diventa rarefatto, andando incontro ad osteoporosi.

Per contrastare il riassorbimento muscolare, gli astronauti sono invitati a fare molto esercizio fisico. L’osso è una struttura complessa formata da cellule che producono osso, gli osteoblasti e da cellule che lo distruggono, gli osteoclasti. Queste cellule sono appoggiate su una struttura trabecolare a base di calcio, che è la matrice ossea.

L’osteoporosi spaziale colpisce tutti gli astronauti, dissipando dal 30 al 70% dell’osso, a seconda della lunghezza del periodo passato nello spazio, ad un tasso medio di riduzione di circa il 1,2% di massa al mese.[5] È un fenomeno imponente e preoccupante che ha colpito tutti gli astronauti che sono rimasti nello spazio per periodi più lunghi di tre mesi.

Questa è una delle principali limitazioni attuali ad un viaggio spaziale verso Marte.

È attualmente (2005) allo studio la somministrazione di farmaci ormonali, come la calcitonina, per diminuire la portata di questa patologia, ma si ritiene che dia scarsi risultati.[6]

Alterazioni dell’apparato respiratorio

Oltre la congestione polmonare, che nei primi giorni di permanenza causa un disturbo respiratorio, con sensazione di soffocamento in alcuni astronauti ma poi per i meccanismi di adattamento si risolve spontaneamente, l’aumento di liquido nella testa provoca una congestione a livello nasale, con parziale ostruzione e corizza, che è un raffreddore senza infezione batterica o virale. Fastidiosa e molto accentuata per alcuni, quasi inesistente per altri. Guarisce al ritorno, quasi istantaneamente al momento del ritorno in gravità normale.

Alterazioni del sistema eritropoietico

Charles “Pete” Conrad sulla Luna, durante un’eruzione solare

I ricercatori stanno studiando quali parti del corpo di un astronauta sono più sensibili alle radiazioni solari. Gli astronauti all’interno di una struttura spaziale sembrano abbastanza schermati dalle radiazioni emesse dal Sole, specialmente durante le eruzioni solari ma gli astronauti protetti dalla sola tuta spaziale sono molto esposti alle radiazioni del Sole durante un’eruzione solare.

La protezione delle gonadi può essere la chiave di sopravvivenza della specie nello spazio. Gli spermatozoi sono le cellule più sensibili alla radiazione del vento solare e sulla Luna o nello spazio profondo, non essendoci atmosfera, non c’è protezione come sulla Terra, per cui in un caso di tempesta solare si temeva la possibilità di rimanere sterili o quantomeno di subire facilmente mutazioni genetiche a distanza di tempo, nella prole. L’altro organo molto sensibile è la tiroide, mentre gli altri organi sono più resistenti ai danni degli elettroni irradiati dal Sole, per esempio le unghie non sono assolutamente sensibili e quindi c’è meno bisogno di proteggerle.

Eritropoiesi ed eruzioni solari

Oltre alle anche, altre zone sensibili sono le spalle, la spina dorsale, le ossa delle cosce, lo sterno ed il cranio. Le ossa in queste zone contengono infatti il midollo osseo eritropoietico, ossia “la fabbrica del sangue” del corpo umano. Le delicate cellule del midollo osseo sono particolarmente vulnerabili alle tempeste solari; una dose importante dei protoni solari che scorrono attraverso il corpo può distruggere tutte le cellule eritropoietiche. Senza queste cellule che creano nuovo sangue, o meglio nuovi globuli rossi (detti anche eritrociti), una persona diventerebbe anemica entro una settimana. Per sopravvivere alle radiazioni di una tempesta solare, la priorità maggiore deve essere quindi proteggere il midollo osseo eritropoietico. La sopravvivenza all’emissione di radiazione durante le tempeste solari è più importante che mai, specialmente in previsione di future missioni a lunga durata.

Fuori della protezione del campo magnetico della Terra e con nessuna atmosfera ambientale di protezione, un astronauta che cammina sulla superficie lunare, o che lavora nello spazio al di fuori della stazione orbitante, è esposto in modo massiccio al flusso principale delle tempeste solari.

La soluzione migliore è mettersi al riparo nelle apposite strutture, ma, se il riparo è troppo lontano per poterlo raggiungere a tempo, è necessario portare una tuta spaziale con una protezione supplementare alle radiazioni che protegga le zone ricche di midollo rosso come le spalle, le anche, la spina dorsale; ciò può fare la differenza tra vivere e morire.

Applicare all’interno della tuta spaziale una protezione supplementare potrebbe tuttavia non essere pratico, perché la tuta spaziale diventerebbe troppo ingombrante. Gli astronauti devono potere camminare, saltare, piegarsi, estendersi per afferrare oggetti ed attrezzi. Troppa protezione renderebbe questi semplici movimenti impossibili, quindi si è pensato di utilizzare una protezione selettiva: uno strato di plastica come il polietilene, spesso soltanto 1 centimetro, posto nei punti chiave, può impedire la malattia acuta da radiazione.

Per tutte le eruzioni solari questi provvedimenti sono sufficienti per mantenere il sistema emopoietico dell’astronauta pressoché intatto. Se soltanto il 5% delle cellule del midollo osseo sopravvive, il midollo osseo potrà rigenerarsi e la persona sopravvivrà, senza bisogno di alcun trapianto. Un astronauta, così schermato, potrebbe sviluppare solo problemi di salute sul lungo periodo, quali tumori, cataratta ed altre malattie ad insorgenza tardiva. Nessuna tuta spaziale può arrestare tutti i protoni solari, tuttavia, se una sufficiente scorta di sangue rimane intatta, l’astronauta può sopravvivere anche abbastanza a lungo da potersi preoccupare per i danni a lungo termine.

Alterazioni del sistema immunitario

L’alterazione del sistema immunitario consiste in una diminuzione delle difese immunitarie. Inizialmente si supponeva che l’anomalia fosse causata dalle radiazioni, invece si è poi verificato che è causata da vari tipi di stress, lo stress da confinamento, lo stress da sospensione, genericamente chiamati stress da volo nello spazio.[7]

Alterazioni dell’apparato riproduttivo

Le alterazioni dell’apparato riproduttivo sono state studiate in vitro. Si è visto che lo spermatozoo e l’ovulo, quando incominciano a moltiplicarsi, non riescono a formare una struttura di suddivisione ordinata, che si chiama fuso, per cui la distribuzione della materia cellulare e dei cromosomi, avviene in modo caotico, concettualmente paragonabile alle produzioni tumorali.

Alterazioni del sistema nervoso

Lee Morin, a 386 chilometri d’altezza e in caduta libera alla velocità di 7 km/secondo, circa 25.200 km/ora

Le alterazioni del sistema nervoso non sono imponenti come la consunzione muscolare e l’osteoporosi, però sono causa di problemi che si ripercuotono, sia sull’attività lavorativa che nei rapporti con i colleghi.

Alterazioni del ritmo giornaliero circadiano

La navetta gira in orbite attorno alla Terra, ad una velocità talmente elevata, circa 27.700 km/hr a 354 chilometri d’altezza, che si può vedere sorgere e tramontare il Sole almeno 15 volte nel corso delle 24 ore.[8] Questo fenomeno, che può risultare affascinante, si trasforma in poco tempo in una «tortura»,[9] perché può sorgere il Sole quando ci si sta coricando oppure mentre si dorme può sorgere il Sole almeno altre due o tre volte nel giro di poche ore.[10] Le alterazioni del sonno comportano gravi problemi, come disattenzione e disturbi dell’umore.[11]

Inoltre va considerato che la pelle umana, ricca di melatonina, è sensibile alla luce ed è questa che regola il ritmo circadiano[12] e all’alba la luce dà il segnale del risveglio[13], dunque il sonno può essere molto disturbato, quando il ritmo circadiano luce buio non è più di 24 ore. L’altro problema legato al sonno è che il corpo è abituato, quando è sdraiato e i muscoli si rilassano, ad addormentarsi, mentre in microgravità questa sensazione è assente e, inoltre, gli astronauti sono costretti a legarsi al letto con delle cinghie (fattore che può essere insopportabile per alcuni astronauti) per potere dormire senza il rischio di muoversi galleggiando nell’aria.

Tolleranza umana all’accelerazione

In fase di decollo e durante il viaggio di andata, il corpo umano raggiunge gradualmente, in circa 10 minuti, per mezzo di una forte accelerazione, una velocità finale di circa 25.000-27.000 km/ora. Questa enorme accelerazione, non ha nessuna influenza sugli astronauti,[14] perché avviene gradualmente. Ugualmente al ritorno durante la fase di decelerazione.

Il sistema dell’equilibrio

Interazioni fra membri dell’equipaggio sulla Stazione Spaziale Internazionale

L’organo dell’equilibrio si trova nell’orecchio interno vicino all’organo uditivo. In questa struttura ossea ci sono due tipi di formazioni che forniscono informazioni sull’equilibrio del corpo. Uno è rappresentato dai canali semicircolari che sono deputati a dare le informazioni riguardo alla rotazione della testa nelle tre dimensioni dello spazio. L’altro è rappresentato dall’utricolo e dal sacculo che contengono gli otoliti e sono deputati a dare informazioni di accelerazione e decelerazione lineare in senso orizzontale e verticale rispettivamente. Nello spazio questi sistemi, che sono ancorati alla gravità, si adattano a funzionare in un altro modo. L’adattamento è soggettivo e al rientro alcuni astronauti hanno le vertigini.

Alterazioni della vita di relazione

A causa delle difficoltà a dormire, alcuni astronauti sono affetti da problemi del sonno, quali l’insonnia. L’insonnia può portare l’astronauta ad essere irritabile o perfino collerico e, quando l’insonnia diventa cronica, si possono manifestare gravi disturbi dell’umore, che vanno dall’euforia alla depressione.

Ricerca del 2015 sugli effetti della permanenza nello spazio

Mark Kelly, astronauta è rimasto per uno studio dal 2015 per un anno a terra perché il fratello gemello Scott Joseph Kelly, è stato designato per la missione della stessa durata nella Stazione Spaziale Internazionale assieme al cosmonauta russo Mikhail Kornienko. La partenza è prevista per il 27 marzo 2015. Sono stati così studiati gli effetti della permanenza nello spazio sul corpo umano, soprattutto delle radiazioni a livello genetico, confrontando i parametri biologici di Scott a fine missione con quelli del fratello rimasto sulla terra.

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Cloruro de magnesio

Il cloruro di magnesio è il composto inorganico di formula MgCl2. Esiste anche in varie forme idrate MgCl2nH2O; di queste, comune è l’esaidrato MgCl2 • 6H2O. In condizioni normali questi composti sono solidi incolori e inodori, tipici alogenuri ionici, molto solubili in acqua. In natura si trova in molte salamoie e laghi salati, nonché in vari minerali, tra i quali bischofite, MgCl2 • 6H2O, e carnallite, KCl • MgCl2 • 6H2O. L’utilizzo principale del cloruro di magnesio è nella produzione di magnesio metallico; è usato inoltre come additivo alimentare e in numerose altre applicazioni.

Struttura

MgCl2 è un composto ionico. La forma anidra cristallina ha una cella elementare tipo MgCl2, dove l’atomo di magnesio ha coordinazione ottaedrica. Esistono molte forme idrate di formula generale MgCl2nH2O, che perdono progressivamente acqua al crescere della temperatura: n = 12 (-16,4 °C), 8 (-3,4 °C), 6 (116,7 °C), 4 (181 °C), 2 (ca. 300 °C). Nella forma esaidrata lo ione Mg2+ ha ancora coordinazione ottaedrica, ma è legato a sei molecole d’acqua.

producción

Commercialmente il cloruro di magnesio si può estrarre da salamoie, dall’acqua di mare o dai minerali bischofite, MgCl2 • 6H2O, e carnallite, KCl • MgCl2 • 6H2O. Per queste vie si ottiene l’esaidrato MgCl2 • 6H2O; da questo si può ottenere il prodotto anidro con una varietà di processi industriali di disidratazione.

 

Il prodotto anidro si può ottenere anche trattando a caldo l’ossido di magnesio con coke e cloro:

MgO + C + Cl2 → MgCl2 + CO

MgCl2 si forma inoltre come sottoprodotto nel processo Kroll per la produzione di titanio metallico:

2Mg + TiCl4 → 2MgCl2 + Ti

In laboratorio si può ottenere cloruro di magnesio da idrossido di magnesio e acido cloridrico, o per reazione tra magnesio e acido cloridrico:

Mg(OH)2 + 2HCl → MgCl2 + 2H2O
Mg + 2HCl → MgCl2 + H2

Usi

Il cloruro di magnesio ha numerosissime applicazioni. La più importante è come materiale di partenza per la produzione di magnesio metallico per via elettrolitica ad alta temperatura:

MgCl2(l) → Mg(l) + Cl2(g)

Tra le altre applicazioni, è usato nella manifattura di tessuti, carta, materiali ignifughi e cementi. Mescolato con ossido di magnesio, forma il cemento magnesicico. Viene inoltre usato come agente flocculante nel trattamento delle acque.

Nell’industria alimentare è usato come regolatore di acidità, agente rassodante, esaltatore di sapidità e anti-agglomerante. Nell’Unione europea è l’additivo alimentare E511, senza limiti di utilizzo sia negli alimenti che nell’agricoltura biologica. Viene utilizzato anche nell’industria farmaceutica e cosmetica. Può essere utilizzato come coagulante nella preparazione del tofu.

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Felix Hoffmann

Felix Hoffmann (Ludwigsburg, 21 gennaio 1868Svizzera, 8 febbraio 1946) è stato un farmacista tedesco.

Si laureò in Chimica a Monaco di Baviera. Il 21 agosto 1897 realizzò l’acetilazione della morfina ottenendo l’eroina.

È noto soprattutto per aver sintetizzato l’acido acetilsalicilico il 10 agosto 1897 in una forma stabile per applicazioni medicinali. Charles Frédéric Gerhardt aveva in ogni caso, già nel 1853, sintetizzato tale composto, e ne aveva registrato in Francia il brevetto.

La Bayer registrò questa sostanza con il nome di Aspirina. Esiste comunque una disputa sull’ideatore del processo che portò alla sintesi della medicina. Nel 1949 Arthur Eichengrün pubblicò un articolo in cui sosteneva di essere colui che aveva pianificato e diretto la sintesi e di essere il responsabile dei primi test clinici. Infine dichiarò che il ruolo di Hoffmann sarebbe stato ristretto all’iniziale sintesi di laboratorio, basandosi sul progetto da lui ideato.

La versione di Eichengrün fu ignorata dagli storici e dai chimici fino al 1999, quando Walter Sneader del Dipartimento di Scienze Farmaceutiche della Università di Strathclyde a Glasgow esaminò il caso, arrivando alla conclusione che ad Eichengrün andasse il merito della scoperta.

Hoffmann il 21 agosto 1897 realizzò l’acetilazione della morfina ottenendo l’eroina.

Nel 2002 è stato introdotto nel National Inventors Hall of Fame.

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