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Lymphoedème après mastectomie

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Il linfedema è un accumulo fluido visibile e palpabile nell’interstizio (spazio intercellulare). È causato da insufficienza meccanica del sistema linfatico, in modo che il liquido interstiziale non possa più essere rimosso sufficientemente attraverso i vasi linfatici. Questo porta al riflusso e all’accumulo di liquido negli spazi intercellulari (edema). Oltre agli arti, anche il viso, il collo, il tronco e i genitali possono essere colpiti. Il linfedema è una descrizione sintomatica, non una diagnosi.
La causa di accumulo del liquido e quindi dell’edema è dovuto al danno cellulare che si ha ad esempio in caso di un’infiammazione o danno da intervento chirurgico. In questi casi vengono liberati molecole infiammatorie, che si accumulano negli spazi interstiziali e richiamano acqua. In condizioni normali questo liquido può essere riassorbito bene quando il drenaggio del sistema linfatico funziona bene.
Le diverse fasi del linfedema si suddividono in vari stadi qui di seguito elencati:
Stadio 0
Latenza Stage (edema subliminale): nessun sintomo appare ancora.
Stadio 1
Stadio reversibile: edema ad alto contenuto proteico, pochi, piccoli, cambiamenti tissutali localizzati. L’edema è ancora morbido, può essere facilmente pressato con il dito creando una “ammaccatura”.
Elevare l’arto (ove possibile) riduce il gonfiore in una certa misura.
Stadio 2
Fase spontaneamente irreversibile: in questa fase si verificano i cambiamenti fibrosclerotici e la proliferazione dei tessuti grassi. L’edema è più accentuato e non risponde (si riduce) più all’alzare dell’arto. Premendo con il dito si lascia nessuna o un’ammaccatura molto superficiale nella pelle.
Viene fatta una distinzione tra linfedema in forma primaria e secondaria.
Nella forma primaria (rara), i vasi linfatici e/o i linfonodi non sono, o sono solo parzialmente malformati a causa di un disturbo dello sviluppo. Intere estremità o regioni corporee possono essere colpite qui. La completa assenza dei vasi linfatici di una regione del corpo intero non è compatibile con la vita e porta alla morte nel grembo materno o poco dopo la nascita.
Esistono anche forme congenite (linfedema ereditario), come la malattia di Milroy e la malattia di Meige, precedentemente chiamata sindrome di Nunner-Milroy-Meige.
Nel linfedema secondario (maggioranza dei casi), le vie di drenaggio sono meccanicamente inadeguate a causa di cambiamenti patologici come:
– Malattie tumorali B., trauma, linfangite (infiammazione da virus, batteri, funghi, parassiti, ecc, in malattie reumatiche), insufficienza venosa cronica (CVI), diabete mellito, o a causa di intervento chirurgico come ad esempio, cicatrici chirurgiche, irradiazione radiologica, rimozione dei linfonodi dopo la rimozione del tumore, venopuntura per la chirurgia di bypass.
Thèrapie
La terapia di scelta è la Complex Physical Decongestion Therapy (KPE).
Di seguito sono riepilogati:
– Drenaggio linfatico manuale: drenaggio linfatico manuale è una particolare tecnica di drenaggio che ammorbidisce il tessuto linfoide e la linfa inceppata verso la zona dell’addome e del torace e viceversa senza aumentare la circolazione sanguigna. Con una pressione variabile, la pelle e il tessuto adiposo sottocutaneo vengono drenati. Con prese speciali, il terapeuta stimola il corretto movimento dei vasi linfatici, favorendo così il trasporto della linfa. Con un’applicazione coerente – a seconda della gravità una o più volte alla settimana – il volume dell’edema è ridotto. L’effetto terapeutico dura per circa 24 ore. Pertanto, deve essere aggiunta una compressione
Trattamento di compressione:
Drenaggio linfatico della macchina: speciali pompe linfatiche sono collegate agli stivali delle gambe o ai polsini delle braccia. Le maniche, che hanno diverse camere d’aria, vengono quindi pressurizzate. La camera più bassa ha la pressione più alta. Inizia quindi un ciclo in cui le camere vengono gonfiate in sequenza.
Cura della pelle
Bende compressive / calze compressive: le bende a compressione vengono utilizzate per avvolgere le braccia o le gambe interessate. La pressione esterna supporta la rimozione del fluido linfatico e quindi la rottura degli arretrati linfatici. Oltre ai bendaggi compressivi, il bendaggio professionale include anche cuscinetti in pile e imbottiture in schiuma per imbottitura. Se l’inclinazione del rigonfiamento diminuisce, le bende possono essere sostituite da maniche a compressione o calze. Si tratta di guanti appositamente realizzati, maniche a compressione o calze da gamba realizzate in materiale solido a maglia piatta, adatto solo per il trattamento del linfedema e non per quelli delle malattie venose.
Terapia di movimento durante la compressione: esercizio regolare favoriscono il flusso linfatico e riduce il blocco linfatico. Bendaggio a compressione o le calze vengono indossate per aumentare l’effetto degli esercizi di decongestionamento. Il terapeuta sviluppa un programma di esercizi idoneo per il paziente in base a dove si trova il linfedema.
Inoltre, nel contesto della super microchirurgia, il drenaggio linfatico può essere ripristinato e quindi in modo permanente i depositi di acqua linfatica vengono ridotti.
Terapia con integratori alimentari e farmacologica
La cumarina come anche altri flavonoidi come la troxerutina hanno dimostrato un notevole effetto drenante sia nel linfedema da mastectomia ma anche nel linfedema delle malattie venose.
Dosi di cumarina da 4 a 40 mg hanno dimostrato in studi clinici già apprezzabili miglioramenti. Dosi di 100 mg di cumarina o 300 mg di Troxrutrina hanno potuto dare un marcato miglioramento dello stato edematoso con significativo miglioramento della qualità di vita del paziente. La cumarina per una terapia coadiuvante localizzata può essere somministrata anche per via locale dato il suo notevole assorbimento attraverso la pelle. Cumarina e troxerutina a dosi elencati favoriscono la distruzione delle proteine accumulate nel liquido interstiziale, causa primaria del linfedema.
Il trattamento invece con diuretici da solo inizialmente riduce il volume del fluido vascolare. L’attrazione oncotica del plasma si accumula solo brevemente e non modifica positivamente la concentrazione proteica dell’edema. Quindi si osserva un effetto yo-yo. Per ottenere l’azione desiderata del diuretico costantemente, è necessario agire contro le proteine accumulate nei liquidi interstiziali.

a) Radioterapia (azione anti radicali liberi; protettivo; antiossidante)

La radioterapia è l’applicazione medica delle radiazioni ionizzanti a uomini e animali per curare o ritardare la progressione della malattia. Le radiazioni possono provenire da apparecchiature o da preparati radioattivi. Le aree di specializzazione per questa speciale applicazione di onde elettromagnetiche sono la radioterapia e la radiologia.
Come fasci elettromagnetici ionizzanti si utilizzano principalmente radiazioni gamma, raggi X e fasci di elettroni. Negli ultimi anni sono state costruite strutture per il trattamento con neutroni, protoni e ioni pesanti (spesso ioni carbonio). Radiazioni non ionizzanti come microonde e raggi di calore, terapia della luce e UV e trattamento con onde ultrasoniche non vengono assegnate alla radioterapia.
La radioterapia comprende il trattamento di malattie benigne e maligne e viene eseguita da specialisti in radiologia o radioterapia con l’assistenza di personale specializzati

Meccanismo d’azione
L’effetto dell’irradiazione si basa sul trasferimento di energia al tessuto irradiato nei processi di dispersione. Le radiazioni sono diretti sulle biomolecole che sono essenziali per la crescita cellulare come nel caso dei tumori.
I radicali liberi risultanti dalla distruzione delle Biomolecole sono altamente tossici e reagiscono chimicamente con componenti cellulari. Il danni risultanti al materiale genetico delle cellule tumorali, (in particolare DNA tramite rotture del doppio filamento), sono responsabili per l’effetto distruttivo, impedendo cosi alla cellula tumorale la loro proliferazione (mitosi), o addirittura li portano direttamente ad apoptosi (morte). La dose ottimale di radiazioni raggiunge in media > 90% la distruzione del tumore con <5% gravi effetti collaterali.
Una riduzione degli effetti ossidativi dei radicali liberi, che posso esplicare il loro danno in distretti diversi di quello dove è la massa tumorale si può ottenere nei periodi immediatamente dopo la radioterapia con antiossidanti, come Vitamina C, Zinco, Selenio, Acido lipoico (acido tiottico) e altro.
Una particolare attenzione merita la protezione del sistema immunitario che, una volta indebolito dai radicali liberi e dalla radioterapia riduce la sua attività antitumorale, antibatterica e antivirale con conseguenti ulteriore problemi per il malato.

b) Immunostimolante
Il sistema immunitario è un insieme di cellule e tessuti che ha la funzione di difendere l’organismo da agenti estranei come batteri, virus, funghi ma anche da cellule dell’organismo che per qualche mutazione assumono un aspetto ‘estraneo’, come le cellule tumorali.
Gli strumenti principali che il sistema immunitario utilizza per svolgere le sue funzioni sono i linfociti (o globuli bianchi) che scorrono nel sangue e nella linfa, raggiungendo così tutte le aree dell’organismo. Particolarmente importanti per la loro azione contro i tumori sono i linfociti Natural Killer (NK) che hanno proprio il ruolo di distruggere le cellule cancerose.
Uno studio dell’Università di Leeds (Regno Unito), apparso su Breast Cancer Research, ha indagato gli effetti dei farmaci chemioterapici sulle cellule immunitarie e sugli anticorpi, mostrando che i livelli di alcuni di questi – i linfociti B e un tipo di linfociti T, detti T helper (CD4+ T) – rimangono alterati anche a distanza di nove mesi dal termine della terapia.
Ciò si traduce negli effetti collaterali più comuni della chemioterapia: mielosoppressione (diminuzione della produzione di cellule del sangue, quindi anche immunosoppressione), mucosite (infiammazione del rivestimento del tubo digerente) e alopecia (perdita di capelli).
Lo studio indica che la chemioterapia porta a un’alterazione delle cellule del sistema immunitario, che può perdurare anche oltre i 9 mesi. Da anni è noto che i pazienti che ricevono chemioterapia possono essere più suscettibili alle infezioni batteriche o virali a causa della diminuzione nel loro sangue di cellule protettive, e precauzioni a riguardo vengono inserite negli schemi di trattamento.
Non noto era che l’effetto potesse durare diversi mesi oltre la fine della terapia.

Le implicazioni di questo risultato possono essere diverse. Gli autori suggeriscono che una diminuzione dei linfociti B (le cellule che producono anticorpi) e una riduzione dei livelli di anticorpi contro alcuni agenti infettivi (pneumococco, tetano), possa comportare una minor protezione contro le infezioni anche per periodi prolungati dopo la fine del trattamento.
La crescita di linfociti Natural Killers può però essere stimolata dalla assunzione di Echinacea purpurea e altre sottospecie della famiglia di questa pianta, come ha dimostrato uno studio. (Natural killer cells from aging mice treated with extracts from Echinacea purpurea are quantitatively and functionally rejuvenated. Currier NL1, Miller SC. PMID: 10978684)
L’aumento mediato da Echinacea purpurea nel numero di cellule NK è stato infatti parallelo con un aumento della loro capacità funzionale litica anti-tumorale.

Proantin

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